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Inviato: Dom Nov 13, 2005 12:59 pm Oggetto: Libri sul calcio |
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C'era una volta il calcio - Lino Cascioli; Editore Edimond
Il calcio - Ciro Ferrara; Fabbri Editore
Il calcio di Grazia - Giuliana Oliviero; Baldini Castoldi Dalai
Lettera a mio figlio sul calcio - Darwin Pastorin; Mondadori
Quello che il calcio è... Storie e curiosità del gioco più bello del mondo - Antonio Aiello/Tuccio Greco; Greco editore
La palla è rotonda? Storia (umoristica ma non troppo) del calcio secondo me - Davide Grassi; Limina editore
Handke P. - Prima del calcio di rigore
Joseph Bloch è un portiere di calcio che, rimasto senza lavoro, vaga per Vienna e finisce per uccidere la ragazza con la quale ha passato la notte. Comincia allora per lui la paura e una tensione, simile a quella provata di fronte al calciatore pronto a tirare il calcio di rigore.
Montalban M.V. Il centravanti è stato assassinato verso sera
Per tutelare l'incolumità della star di una squadra di calcio dal delirio di un folle, il presidente della società chiama in suo aiuto Pepe Carvalho, che si vede così costretto in una nuova avventura a Barcellona, in una città sconvolta dai lavori e dalle speculazioni per i Giochi Olimpici del 1992.
Oliviero G. - Il calcio di grazia; Portofranco
Pastorin D. - Tempi supplementari - Partite vinte, partite perse
Le ossessioni di un cronista sportivo innamorato del pallone, della virtù sportiva e degli eroi che hanno fatto grande la storia del foorball.
Voltolini D. - 10 - Feltrinelli
10 è un libro di racconti, con il "comun denominatore" del calcio. Al suo interno, una sezione, "Dieci decenni", che raccoglie dieci racconti brevi, ognuno per illustrare un episodio significativo di un decennio calcistico dalla fine dell'Ottocento fino agli anni Novanta, e poi ancora i grandi protagonisti del mondo del calcio, raccontati da punti di vista del tutto diversi rispetto a quelli tradizionali delle cronache dello sport.
Marias J. - Selvaggi e sentimentali - Parole di calcio
Questa è una raccolta di quaranta articoli apparsi su El Pais, nei quali lo scrittore ci racconta giocatori e tifosi, allenatori e presidenti, sconfitte e trionfi di uno sport che lui stesso definisce il "recupero settimanale dell'infanzia". Una lezione di grande scrittura giornalistica e di altrettanto grande passione sportiva.
Hornby N. - Febbre a 90' ; Guanda
Quello di Nick Hornby è un libro sulla passione per il calcio, e per una squadra, l'Arsenal, in particolare. Attraverso la sua storia di tifoso, che dall'infanzia arriva alla maturità, lo scrittore racconta vizi, tic, manie, sofferenze di chi ha una passione sfrenata per una squadra di calcio e se ne fa travolgere, a tal punto che il suo diventa un amore, in competizione e a volte in contrasto con gli altri amori, quelli reali per le donne: "Mi innamorai del calcio come mi sarei poi innamorato delle donne: improvvisamente, inesplicabilmente, acriticamente".
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annelise Ospite
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Inviato: Mar Nov 15, 2005 7:58 pm Oggetto: altre due segnalazioni |
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Ajax la squadra del ghetto di Kuper Simon,
(Isbn edizioni, 254 pagine, 15,50 euro)
http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2432&c=HHANM6OTA6WWJ
Lo scorso gennaio uno dei soci onorari dell’Ajax chiese ai tifosi di non esporre più la bandiera di Israele o la stella di David insieme agli striscioni. «L’ostentazione di essere un club ebreo è pericolosa e dolorosa e ci riporta indietro all’Olocausto». Chiunque abbia visto una partita dell’Ajax dal vivo, in effetti, non può non restarne colpito: in un mondo, quello degli stadi, in cui è piuttosto l’antisemitismo a farla da padrone, quella tradizione dei tifosi olandesi non poteva non incuriosire. Per spiegare questa e altre stranezze Simon Kuper, un giornalista olandese di 36 anni laureato in Storia a Oxford e che oggi vive a Parigi, ha scritto un bel libro che è appena uscito in Italia: Ajax, la squadra del ghetto. Il calcio e la Shoah (Isbn edizioni, 254 pagine, 15,50 euro), in cui intreccia argomenti in teoria difficili da accostare. E lo fa senza fare sconti a nessuno, in particolare ai suoi connazionali olandesi. Il punto di partenza del libro, infatti, è una confutazione del mito dell’Olanda come Paese tutto sommato tollerante nei confronti degli ebrei durante la Seconda guerra mondiale. La cosa curiosa è che Kuper racconta tutto questo andando a spulciare i verbali delle riunioni dei club sportivi olandesi, per verificare cosa successe veramente quando gli occupanti nazisti imposero l’allontanamento degli ebrei dalle società. Risposta: si adeguarono, obbedienti.
Lo stesso fece l’Ajax, squadra molto amata dagli abitanti di Amsterdam, ebrei e no. E benché l’ottantenne archivista della squadra spieghi che «agli ebrei piacevano le cose belle, così andavano a vedere l’Ajax», lo stadio in cui giocava era il punto d’incontro tra ebrei e gentili, anche in anni di antisemitismo montante. Ma, racconta Kuper, nonostante la fama di squadra amata dagli ebrei (cosa non più vera che per le altre squadre della città), il suo atteggiamento verso gli ebrei fu uguale a quello delle altre associazioni sportive del Paese: «Come qualsiasi altra istituzione olandese si contraddistinse per l’ambiguità e la codardia, e si continuò a inseguire un pallone qualunque cosa accadesse». L’ambiguità dell’Ajax fu oltremodo sottile: i soci ebrei furono espulsi nel 1941, ma poi il club fece molto per aiutarli quando si trovarono in difficoltà. Aiutati dal fatto «di appartenere a una società calcistica a maggioranza non ebrea».
Resta quindi la domanda: perché l’Ajax è considerata una società ebrea al punto che i suoi tifosi esponevano la bandiera di Israele? La risposta è nascosta nella storia dell’Ajax del dopoguerra. I primi a investire denaro nel club furono due fratelli, Freek e Wim van der Meijden, costruttori edili diventati ricchi lavorando per gli invasori tedeschi. Visto il loro passato, il club non consentì loro di diventare soci, ma loro non si offesero. Anche perché il loro principale alleato fu un certo Jaap van Praag, antico socio del club che aveva trascorso gli ultimi due anni e mezzo della guerra «nascondendosi sopra un negozio di fotografia di Amsterdam. Poiché il negoziante non sapeva di lui, doveva trascorrere le ore di apertura del negozio seduto immobile su una sedia». Insomma, furono l’ebreo van Praag (nel frattempo diventato ricchissimo) e i collaborazionisti soprannominati «fratelli Bunker» a creare il mito dell’Ajax. Rafforzato poi da massicci investimenti di altri ebrei in una squadra i cui calciatori erano considerati ebrei, anche se non lo erano. Cruijff, per esempio: essendo figlio di un commerciante morto giovane e un ottimo uomo d’affari con qualche parentela ebrea acquisita dalla moglie, per tutti gli ebrei di Amsterdam è ebreo anche se non è vero. Le identificazioni forti si costruiscono anche così.
Nel fango del dio pallone di Carlo Petrini, (Kaos edizioni,192 pagine, ill, 14.00euro)
http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2432&c=DMONIU2JOO9SF
Nato a Monticiano (Siena) nel 1948, Carlo Petrini è stato uno dei più noti calciatori degli anni Settanta. Dalle giovanili del Genoa, passò al Lecce tornò al Genoa quindi cominciò l’avventura professionistica ai vertici del calcio italiano come centravanti: al Milan di Nereo Rocco (1968-69), al Torino (1969-70), al Varese (1971-72), al Catanzaro (1972-74), alla Ternana (1974-75), alla Roma di Nils Liedholm (1975-76), al Verona (1976-77), al Cesena (1977-79), e approdò infine al Bologna (1979-80).
Nella primavera del 1980 risultò coinvolto nello scandalo del calcio-scommesse: a Petrini venne inflitta una pesante squalifica che in pratica mise fine alla sua carriera. In questa autobiografia, sincera fino a essere spietata, Petrini racconta quello che «nel calcio si fa ma non si deve dire». Tutte le miserie che ha conosciuto e vissuto in prima persona – come protagonista, o come testimone – all’interno di un mondo dorato ma permeato di ipocrisia: i pareggi "concordati" e le partite "vendute", il doping e l’espediente per eludere i controlli, i soldi "in nero" e le sfrenatezze sessuali. Non manca il racconto di alcuni retroscena inediti dell’epocale scandalo del calcio-scommesse. Una coraggiosa auto-confessione nella quale Carlo Petrini ripercorre inoltre le sue peripezie extra-calcistiche successive: le amicizie "pericolose" e un crac finanziario, la fuga all’estero e i lunghi anni di solitudine e di paura, l’indigenza e le malattie, fino alla drammatica morte di un figlio diciannovenne.
Vedi on line: Kaos Edizioni
http://www.globalproject.info/print-5280.html |
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a madia Ospite
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Inviato: Gio Gen 05, 2006 10:16 am Oggetto: ancora un romanzo su calcio |
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" La prima volta" di Franco Bernini
Concentrato in una sola giornata, dalla mattina alla sera, su un campo sterrato si svolge il primo campionato italiano di uno sport che quasi nessuno conosce e tanto meno apprezza: il football. Un gioco senza futuro? Sono in tanti a crederlo. Ma in quel giorno tutto puo' accadere, e in effetti accade, in campo e fuori. Quella domenica e' infatti densa di avvenimenti che entreranno nella storia d'Italia: 25 province sono in stato d'assedio.
I moti popolari contro l'aumento del prezzo del pane percorrono tutta la giovanissima nazione. A Milano il famigerato generale Fiorenzo Bava Beccaris impartisce l'ordine di sparare ad alzo zero contro i manifestanti: restano uccise centinaia di persone, e accanto ai morti si contano oltre un migliaio di feriti piu' o meno gravi. Il numero esatto delle vittime non e' mai stato precisato. Le autorita' giocano al ribasso, fissando in un centinaio i morti e in circa 400 i feriti. Subito dopo, Bava Beccaris viene insignito dal re della Croce di grand' Ufficiale dell'ordine militare di Savoia. L'eco dei fatti milanesi arriva anche a Torino, e provoca divisioni tra i giocatori in campo. Intorno a questi episodi Franco Bernini ha costruito la sua opera prima da romanziere.
''La prima volta'', con i tempi e i toni di una commedia in costume, racconta la giovinezza di un gioco, di un uomo, di una donna, di una nazione. Racconta l'invenzione delle regole del calcio, le gioie e i dolori dell'Italia da poco unita, il fascino sfacciato delle prime automobili e dell'elettricita', gli smarrimenti e gli entusiasmi dei vent'anni, la scoperta dell'amore. E tutto prende le mosse da quell'8 maggio quando, con il primo campionato italiano di football, inizia la storia di quello che diventera' lo sport nazionale. Il calcio e' un gioco da pionieri e da amatori e le regole sono ancora incerte. Il campo e' in terra battuta, ricavato in un velodromo. Niente sostituzioni, niente inganni. L'unico doping e' il caffe'.
Quattro le squadre in lizza: il Genoa Cricket and Athletic Club, la favorita, nonostante sia l'unica a giocare in trasferta, il Football Club Torinese, l'International Fc e la Societa' Ginnastica. Nelle formazioni ci sono operai, commercianti, professionisti, aristocratici. Ci sono italiani, inglesi, francesi, svizzeri. Chi vince al mattino gioca la finale il pomeriggio. Insieme all'esordio del calcio Bernini ricostruisce gli scomposti sussulti dell'adolescenza dei personaggi, ma anche l' adolescenza della nuova Italia di fronte ai primi riti della modernita', alla prima industrializzazione, alle prime automobili, ai primi intrecci fra stampa e politica. Sulla realta' storica s'innesta il gioco dell'invenzione, riuscendo a far rivivere quel giorno di piu' di cento anni fa, proprio come avviene nei film.( |
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annelise madia
Registrato: 03/01/07 07:57 Messaggi: 120
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Inviato: Ven Ott 10, 2008 8:07 am Oggetto: I ragazzi di via pallone |
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I ragazzi di via pallone
Anche se non hanno sempre riscosso successo, i libri che parlano di calcio continuano a essere pubblicati e a cercare (spesso trovandolo) il consenso dei lettori. Vediamo perché, costruendo un percorso di lettura
di Fernando Rotondo
Oreste del Buono sosteneva che non esiste il grande romanzo italiano di calcio (a differenza dell’America, dove baseball, football e boxe hanno spesso innervato la grande narrativa, offrendo splendidi personaggi e metafore di vita). E Goffredo Fofi precisa che in Italia “il romanzo sportivo è un genere rimasto solo ai ragazzi”. Vero o falso?
In principio sembrava che palloni e ruote avrebbero potuto percorrere facilmente in lungo e largo le praterie della letteratura per l’infanzia. A cavallo tra gli ultimi anni ’30 e ’40 due romanzi aprono una strada che appare tutta in discesa. Giorgio Picchia, calciatore di Filippo Prestifilippo Trigona, pubblicato ne La Biblioteca dei miei ragazzi nel 1938, racconta la storia di un giovane, figlio di emigrati in Inghilterra, che torna per diventare un campione professionistico, sullo sfondo del clima nazionalista della prima guerra mondiale e poi del fascismo. Tre anni dopo, Emilio De Martino, grande giornalista sportivo, scrive La squadra di stoppa, avvincente romanzo d’avventura e di calcio, di amicizia, coraggio e lealtà, un vero “classico” ...
continua qui
http://www.liberweb.it/index.php?module=CMpro&func=viewpage&pageid=358 |
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annelise madia
Registrato: 03/01/07 07:57 Messaggi: 120
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annelise madia
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annelise madia
Registrato: 03/01/07 07:57 Messaggi: 120
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Inviato: Gio Lug 02, 2009 8:25 am Oggetto: Io, Julie e il nemico numero 10 |
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Titolo Io, Julie e il nemico numero 10
Autore Gibbons Alan
Prezzo € 15,00
Dati 2004, 301 p., rilegato
Traduttore Rossi P.
Editore Fabbri (collana Narrativa)
È un periodo di autogol per Terry, quindici anni. Il Manchester U, ovvero il senso della vita, ha perso contro il Liverpool. Mamma e papà sono lì lì per separarsi. E il suo cuore batte invano per la deliziosa Julie, che non solo fa già coppia col bello della scuola, ma è anche tifosa persa del Liverpool FC. Che fare? Come uscirne? La storia divertente, a tratti un po' triste, di un Romeo e una Giulietta divisi (ma forse invece uniti, chissà) dalla passione per il pallone. Età di lettura: da 12 anni.
http://www.ibs.it/code/9788845106958/gibbons-alan/julie-nemico-numero |
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